Le Valli e Dolomiti Friulane in tutta la loro biodiversità
Una terra di meraviglie naturali

23/08/2017 - Come abbiamo già detto, l’UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane è la più estesa d’Italia, ma la quantità in questo caso non è alternativa alla qualità, anzi. Le due si fondono in questo territorio così ricco.

Le Valli e Dolomiti Friulane sono inserite in un contesto di altissimo valore ambientale e paesaggistico, collocandosi tra cinque importanti valli: la Val Cellina, la Val Colvera, la Val Meduna, la Val Cosa e la Val d’Arzino. Le vallate principali prendono il nome dai fiumi e dai torrenti che le attraversano con estesi greti ghiaiosi nei quali si inabissano per formare un immenso bacino idrico sotterraneo, e riemergere poi sotto forma di fiumi di varia portata. Godiamo di aree in cui sono presenti ecosistemi ed ambienti intatti o minimamente modificati dall’uomo, e che proprio per queste caratteristiche vengono protetti, per conservare la flora e la fauna spontanee e preservare la naturalità del luogo, in tutte le sue accezioni.

Non è un caso quindi che uno dei due Parchi Naturali in regione si trovi proprio qui: ci riferiamo al Parco delle Dolomiti Friulane, che tocca ben sei dei Comuni dell’Unione (scopri qui di cosa si tratta), vale a dire Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Frisanco e Tramonti di Sopra, e che si estende per un’area di ben 36.950 ettari (all’incirca 370 Km2). Istituito nel 1996, è diventato Patrimonio mondiale naturale dell’Unesco nel giugno 2009 ed ospita una estesissima varietà faunistica, grazie anche alla scarsa (se non addirittura nulla) antropizzazione. La rara presenza umana ha favorito il mantenimento della naturalità del luogo e ne è un chiaro segnale la presenza dell’aquila reale, che è anche il simbolo del parco stesso.

Delle dodici riserve naturali regionali, le Valli e Dolomiti Friulane possono contare sulla Forra del Cellina, che consiste in una grande incisione valliva scavata dalle acque torrentizie tra i paesi di Andreis, Barcis e Montereale Valcellina: in pratica possiamo vantare un piccolo Gran Canyon. Piccolo certo, ma pure sempre il maggiore in regione e senz’altro uno dei più spettacolari d’Italia per cui ringraziamo il lavoro incessante dei torrenti Alba, Molassa e Cellina.

Non finisce qui. Nel territorio delle Valli e Dolomiti Friulane sono presenti varie zone di altissimo interesse a livello europeo per la conservazione e protezione di habitat e specie animali e vegetali. Per esempio la Torbiera di Sequals, uno dei trenta biotopi naturali riconosciuti in regione: un’area che ospita specie rare e a rischio di distruzione e scomparsa e che quindi necessita di una tutela accurata. La Torbiera presente sul territorio delle Valli e Dolomiti Friulane, se non ricchissima per fauna vista l’area di soli 12 ettari (0,12 Km2), assume un valore assoluto dal punto di vista botanico per la presenza di specie oramai da considerarsi veri e propri relitti dell’epoca glaciale e di tipologie di orchidee rarissime sull’intero territorio nazionale.

Molte anche le aree riconosciute come ZSC (Zona Speciale di Conservazione), designate tali da parte del Ministero dell’Ambiente in seguito all’approvazione delle misure di conservazione. Qui citiamo il Monte Ciaurlec e la Forra del torrente Cosa, tra Castelnovo, Clauzetto e Travesio, oppure la Val Colvera di Jof, tra Frisanco e Maniago, che prende il nome dall’omonimo torrente e che con le sue grotte offre un habitat di eccezionale valore faunistico, offrendo infatti riparo a molte specie endemiche e di notevole interesse. O ancora le terre magre del Cellina, i Magredi, che sono delle vere e proprie steppe con nulla da invidiare a quelle nord europee in termini di vegetazione e che, come il nome suggerisce, significano proprio “prato magro” a causa della scarsa disponibilità nel suolo di nutrienti e di acqua. Quest’ultima condizione è sorprendente in una regione a così elevati valori pluviometri, ed è proprio la mancanza di idrografia superficiale, causata del terreno altamente impermeabile in cui regnano sovrani i sassi, che si crea l’ambiente protetto che è il magredo, solo apparentemente meno rigoglioso, ma decisamente ricco per flora e fauna, e che si situa nella zona compresa tra Vivaro, Dandolo di Maniago e Montereale Valcellina (San Leonardo).

Ad est il Tagliamento è sede di ben due Zone Speciali di Conservazione: il Greto del Tagliamento, in cui rientra Pinzano al Tagliamento, e la Valle del Medio Tagliamento di cui fa parte Vito d’Asio. Questo fiume ha una importanza centrale nella tutela della biodiversità ed è questa una tra le ragioni che lo candida a rientrare nel “Man and the biosphere” (Mab) dell’Unesco, un programma scientifico intergovernativo per un rapporto equilibrato tra uomo ed ambiente e lo sviluppo sostenibile. Il greto ghiaioso del Tagliamento è infatti un vero e proprio corridoio per le specie in migrazione oltre ad essere un ecosistema lungo 90 Km, l’ultimo tra i grandi fiumi dell’Europa centrale che ancora scorre liberamente e su cui orgogliosamente si affaccia anche il territorio delle Valli e Dolomiti Friulane.

Agli occhi di chi vede e vive ogni giorno questa terra, tutto ciò potrebbe risultare quasi ovvio o scontato, eppure poche zone possono contare su una così alta biodiversità e ricchezza di ambienti. Quindi ribadiamolo: l’Unione delle Valli e delle Dolomiti Friulane è la più estesa d’Italia, ma è anche il luogo in cui quantità e qualità del territorio si incontrano. 

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