Un polo culturale al centro delle Valli e Delle Dolomiti Friulane
Un teatro per l'Unione

29/08/2017 - Domani mercoledì 30 agosto Il Progetto Talenti apre le porte dei suoi tre incontri informativi in una sede d’eccezione. Anche grazie al grande interesse dimostrato per questa iniziativa, e proprio per garantire la miglior fruizione degli appuntamenti ai partecipanti al progetto, è stato scelto come sede il Teatro Giuseppe Verdi di Maniago, l’unico teatro presente sul territorio delle Valli e delle Dolomiti Friulane.

Un edificio la cui storia affonda le sue radici nella seta e si è poi intessuta negli avvenimenti, nelle rivoluzioni e negli sviluppi della società. Infatti il teatro Verdi è situato lì dove originariamente si trovava il Setificio a Vapore di Giuseppe Zecchin fu Lorenzo, di cui si è deciso di mantenere la scritta ancor oggi visibile sulla facciata: si trattava della prima filanda a vapore di Maniago, con cento bacinelle attive per il lavoro della seta grezza, ed una delle 44 grandi filande del Friuli.

Dagli inizi del ‘900 si riconverte a circolo per le prime proiezioni cinematografiche e per le feste da ballo. La sala infatti, come succedeva spesso, era promiscua ed ospitava intrattenimenti di vario genere, anche se la grande rivoluzione si ha con l’arrivo della nuova espressione artistica su pellicola: il cinematografo. Quindi il teatro di Maniago, che dal 1908 prende il nome di Sociale, inizia ad ospitare anche proiezioni di cinema muto accompagnate al pianoforte o da una vera e propria orchestra. Te lo immagini? Agli inizi del secolo XX risalgono anche le prime chiusure per ragioni di sicurezza (non idoneità delle sale e crolli) e solo nel 1922, dopo la fine del primo conflitto mondiale, si procede alle opere di riqualificazione della struttura che acquisisce le caratteristiche di una vera e propria sala teatrale. Qui si realizza anche l’ampia sala di ritrovo detta “dei siori”, poi ricollocata negli anni Trenta per far spazio alla cabina di proiezione cinematografica.

Dal 1939 al 1989, quando finalmente il teatro viene acquistato dal Comune di Maniago, trascorrono anni più o meno turbolenti, in cui la proprietà passa a privati e le dispute non mancano. L’Almanacco del cinema Italiano riporta che, con i suoi 450 posti, il Verdi è la sala cinematografica più grande del paese, contro i 300 posti del Manzoni: due cinema per un paesino così piccolo sembra strano, ma non inusuale se si pensa che negli anni Cinquanta il territorio ne contava circa una dozzina. Precisamente l’8 aprile del 1970 La Clizia di Niccolò Machiavelli inaugura ufficialmente la prima stagione teatrale maniaghese, con il Verdi finalmente inserito nel circuito regionale, anche se ci sono prove che le rappresentazioni e le rassegne di prosa non mancassero già dagli anni Venti e Trenta. Inizialmente sporadici, nel decennio tra i Settanta e gli Ottanta gli spettacoli si susseguono con regolarità, anche se non senza difficoltà. Nel 1976 il terremoto non risparmia il Verdi, scalfendolo il 6 maggio per poi dargli il colpo di grazia il 15 settembre. Sopravvivrà, e per un breve periodo sarà adibito a cinema a luci rosse.

Nel 1983, in seguito al tragico incendio del Cinema Statuto di Torino, i nuovi provvedimenti normativi portano il Verdi a chiudere fino all’acquisto da parte del Comune alcuni anni più tardi. Nel 1995 iniziano i lavori di restauro con notevoli scoperte. L'adeguamento alle norme vigenti ha il nobile obiettivo di mantenere e valorizzare le caratteristiche originali dell’edificio, mirando quindi a rimuovere quegli elementi aggiunti nel corso degli anni che modificavano la struttura iniziale. Vengono recuperati dettagli architettonici di grande eleganza, quali lo scalone d’ingresso, i due lampadari originali ed i preziosi affreschi in stile liberty del 1922. È da notare infatti che la filanda prima, e il teatro poi, sono parte del palazzo veneziano che ancora oggi si affaccia su via Umberto I e la cui corte interna presenta caratteristiche architettoniche proprie di un palazzo signorile (colonne, statue, gradoni). Duranti i lavori vengono scoperti dei dipinti eseguiti a secco, probabilmente si tratta di tempere, che raffigurano stemmi, iscrizioni e vari elementi architettonici e naturali. Si decide di ristrutturare gli affreschi, facendo slittare la riapertura, ma recuperando quelle dipinture che rendono il Verdi unico in regione: affreschi non solo con elementi figurativi, ma anche scritte dal significato ironico e differenti a seconda del punto di vista del lettore. Magna voluntate parve pecunia (grande volontà, pochi soldi) per gli attori dal palco, mentre Laetare, discere (divertire, insegnare) per gli spettatori.

Il Verdi riapre il 7 luglio del 2000, inaugurando il ritrovato splendore con le note dell’operetta “La Contessa Maritza”. Oggi conta 420 posti a sedere, dispone di una sala per attività culturali diverse ed è dotato di soppalco e di un’ampia terrazza che è stata rinnovata nel 2007 e dedicata all’attore di fama nazionale originario di Maniago, Antonio Centa. Questo teatro rappresenta un polo culturale per il territorio ed ogni anno propone un programma ricchissimo, proprio recentemente ha presentato la nuova stagione 2017/2018, dai un'occhiata qui. Fai attenzione, perché gli abbonamenti vanno a ruba! 

La prossima volta che ti siederai sulle poltroncine del Verdi, che sia per il Progetto Talenti o meno, magari guarderai con occhi diversi questa vecchia filanda, questo pezzetto di architettura veneta, questa sede di spettacoli d’ogni sorte che ha ospitato compagnie teatrali di fama nazionale e film a luci rosse, e che dagli inizi del ‘900 è un cuore pulsante in cui si intrecciano storie e si rispecchiano gusti, usi e tradizioni.

Fonte: Il Verdi di Maniago di Sara Moranduzzo

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