Una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile passa dalle infrastrutture di comunicazione a banda larga e ultra larga, che rappresentano la base per lo sviluppo economico dei territori
Via al Piano Strategico Banda Ultra Larga in Regione FVG

19/01/2018 - Venerdì 19 presso la sede dell’UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane si è tenuto un incontro di presentazione per illustrare il progetto relativo alla Banda Ultra Larga (BUL).

Durante l'incontro l'ing. Marco Durigon, l’ing. Masoch Gianluigi, l’ing. Francesco Fabbro di Insiel e la dott.ssa Karen Miniutti della Direzione centrale risorse agricole, forestali e ittiche della Regione hanno illustrato e messo in luce alcuni punti salienti del progetto teso a diffondere una rete a banda ultra larga sul territorio dell’Unione, puntando prioritariamente alle aree marginali e avvalendosi possibilmente delle infrastrutture esistenti.

Qui tutti i dettagli del Piano al cui link è possibile visualizzare lo stato di pianificazione delle realizzazioni e i dettagli del progetto.

Il 3 marzo 2015, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in coerenza con l’Agenda Europea 2020, la Strategia Italiana per la banda ultra larga che ha l’obiettivo ambizioso di massimizzare la copertura oltre 100 Mbps, garantendo comunque tutta la cittadinanza almeno 30 Mbps. In coerenza con gli obiettivi inseriti e previsti dall’Agenda digitale europea il governo ha elaborato un Piano strategico nazionale che definisce i principi alla base delle iniziative pubbliche a sostegno dello sviluppo della banda ultra larga dal 2014 al 2020.

Tra gli obiettivi individuati c’è anche la realizzazione di reti con determinati parametri. Il primo passo sarà quello di intervenire nelle aree bianche, ovvero quelle zone in cui non erano presenti infrastrutture. Sarà compito di Infratel Italia S.p.A. (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia), società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo, realizzare una rete di accesso per completare il gap tra rete di dorsale e singole aree abitative. Si tratta, quindi, di distribuire la fibra ottica avvicinandosi alle unità abitative.

Il collegamento alla fibra potrà avvenire tramite tubature esistenti che siano aeree o interrate ed essendo infrastrutture esistenti ci potranno essere accordi con Telecom e Enel per utilizzare i loro cavidotti, le linee aeree e le infrastrutture già presenti per arrivare a riutilizzarne circa il 70%. Una tale soluzione rende possibile praticare scavi limitati solo alla realizzazione di pozzetti, piccoli attraversamenti o punti di raccordo. Analogamente sarà impiegata anche la tecnologia radio, sfruttando le torri esistenti, così da raggiungere le abitazioni più lontane o difficilmente accessibili.

Open Fiber è il concessionario individuato attraverso una gara pubblica e che dovrà occuparsi di portare la fibra ottica a banda ultra larga su tutto il territorio, consentire alle persone l’accesso ai servizi digitali e alle opportunità offerte da un mondo sempre più interconnesso. Nello specifico, il concessionario si occuperà della realizzazione, gestione e manutenzione della rete in fibra ottica. Le tempistiche per la realizzazione di questo intervento pubblico vanno dal 2018 al 2020 e prevedono che i lavori siano ultimati in cinque anni e la manutenzione si protragga per venti.

Prima di procedere con la progettazione verrà inoltre stipulata una convenzione tra questi soggetti per disciplinare tempi certi per il rilascio dei permessi, la gestione degli oneri e la gestione delle infrastrutture esistenti in modo da perseguire l’obiettivo della massimizzazione dell’uso delle infrastrutture e avere tempi definiti per l'ottenimento delle autorizzazioni necessarie a procedere in un tempo di circa 30 giorni. La convenzione è costruita sul D.Lgs 33/2016, che in attuazione della direttiva 2014/61/UE, definisce le norme volte a facilitare l’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità promuovendo al contempo l’uso condiviso dell’infrastruttura fisica esistente e consentendo un dispiegamento più efficiente di quelle nuove, in modo da ridurre i costi legati all’installazione di tali reti. Gli enti gestori, i Comuni, dovranno quindi concedere al concessionario le infrastrutture.

Il decreto non tutela però la gestione delle strade, motivo per cui è previsto l’impiego della tecnica della mini trincea e del no dig in modo da ridurre l’impatto sul territorio e dato che il ripristino del manto stradale da decreto è di massimo un metro. Premesso questo, si rende necessaria la collaborazione tra Comuni e concessionario per cercare delle soluzioni che consentano di minimizzare l’impatto sul territorio.

Una scelta strategica che risponde agli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale Europea e dalla Strategia Italiana per la banda ultra larga con l’intento di rimediare alla carenza infrastrutturale del nostro Paese, garantendo tempi di esecuzione brevi e un risparmio in termini di costi. L’obiettivo principale è quello di arrivare a circa 40/50 metri dalle abitazioni in modo da raggiungere almeno i cento mega per il 70% della popolazione e andare così a ridurre il digital divide nelle aree a fallimento di mercato, attraverso la realizzazione e l’integrazione di infrastrutture capaci di estendere le opportunità di accesso a internet veloce. Accedere a servizi a banda larga e ultra larga è, infatti, essenziale per lo sviluppo e la competitività di un territorio sia dal punto di vista della crescita economica che da quello dell’accesso ai servizi, basato sulla conoscenza e sullo scambio rapido ed efficiente di dati ed informazioni.

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