Proiettato a Udine il reportage realizzato dal giornalista televisivo Piero Badaloni
Le Dolomiti Friulane: “la montagna più vera, perché più selvaggia”

02/10/2017 - Lo scorso sabato, al cinema Visionario di Udine, è stato proiettato il documentario “Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie”, realizzato da Piero Badaloni. Il giornalista ha raccontato così le sue impressioni sulle Dolomiti Friulane.

Se proprio dobbiamo essere sinceri, noi lo sospettavamo già.

Di abitare in un luogo che nasconde paesaggi mozzafiato e natura incontaminata.

Di risiedere in un ambiente che, magari senza la patina di destinazioni più famose, offre la possibilità di godersi le Dolomiti in tutto il loro splendore selvaggio.

Di vivere in un territorio che ha fama di essere spigoloso, ma che offre nella sua schiettezza il lato più originale della montagna dolomitica.

Abbiamo scoperto che non siamo i soli a pensarla così.

Lo scorso sabato, al cinema Visionario di Udine, è stato proiettato il documentario “Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie”, realizzato da Piero Badaloni con il sostegno della Fondazione Dolomiti Unesco, la collaborazione di Fausta Slanzi e la fotografia e il montaggio di Nicola Berti.

Nell’intervista con il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monastier, che ha preceduto la proiezione, il giornalista televisivo ha descritto le sue impressioni sulle Dolomiti Friulane.

“Credo che ci sia la montagna più vera, proprio perché più selvaggia”.

Per l’appunto.

“Ho fatto un giro di più giorni tra le Dolomiti Friulane, che non conoscevo: devo dire che qui i rifugi sono veri rifugi. E la gente che si incontra durante le traversate è diversa da quella che compie un’escursione giornaliera”. Insomma, anche Badaloni, che è un appassionato di montagna e di Dolomiti, ha apprezzato quel carattere forse scontroso, ma decisamente onesto delle nostre montagne.

“Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie” è un reportage in sei puntate che la Fondazione Dolomiti UNESCO ha commissionato a Badaloni nel 2013. Scopo dell’iniziativa è quello di raccontare il territorio dolomitico, inserito dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2009.

Non solo. Si sono voluti descrivere questi luoghi così come sono stati riconosciuti quali Patrimonio universale, vale a dire nella loro interezza, superando le logiche di divisione territoriale e amministrativa.

L’opera si articola attorno a alcune tematiche, che fanno da protagoniste di ciascuna puntata, trasversali a tutta l’area: la genesi dei cosiddetti “Monti Pallidi” e le loro caratteristiche geologiche, la trasformazione nel corso del tempo, l’azione degli agenti atmosferici; l’indagine da parte degli scienziati e la conquista delle cime da parte degli alpinisti, mentre a fondovalle gli abitanti lottano per condurre un’esistenza dignitosa; la bellezza del paesaggio, non a caso scoperta durante l’apice del movimento romantico; la ricchezza naturale dell’area dolomitica, protetta da 9 Parchi Naturali e il sistema delle Regole, antichissima forma di gestione collettiva delle risorse naturali che si è conservata fino ad oggi; gli abitanti delle Dolomiti, le loro tradizioni e la loro cultura nell’interazione secolare con la natura; infine, un excursus sui recenti cambiamenti della vita in montagna (il turismo di massa, la moda dello sci, per citarne alcuni) e uno sguardo verso il futuro di questi luoghi.

Spiega il sito della Fondazione: “il reportage è un viaggio alla scoperta della straordinarietà paesaggistica dei “Monti Pallidi”, della loro eccezionale importanza per la storia della Terra, delle vicissitudini di donne e uomini che, vivendoci da secoli, ne hanno connotato il paesaggio, l’economia e la cultura”.

Non potremmo essere più d’accordo.

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