L’arte dei muretti a secco tutelata dall’UNESCO

28/12/2018 - Il territorio del Parco naturale delle Dolomiti friulane inanella il secondo prestigioso riconoscimento da parte dell'UNESCO: il suo territorio è infatti, dal 2009, Patrimonio dell'Umanità insieme a tutte le Dolomiti.

L'UNESCO ha iscritto "L'Arte dei muretti a secco" nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell'umanità: una notizia che fa scalpore specialmente in luoghi, come ad esempio la Val Tramontina, in cui i frutti di quest’arte sono pane quotidiano. Una ricchezza a cui si passa accanto distrattamente, senza pensarci. Un’arte secolare le cui vestigia sopravvivono ai bordi delle strade e negli antichi borghi. 

L’UNESCO si è congratulata con gli otto paesi europei che hanno presentato la candidatura: oltre all'Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

"L'arte del 'Dry stone walling' riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull'altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secco", spiega l'UNESCO nella motivazione del provvedimento. Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all'agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese. “Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l'ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l'applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo in cui viene utilizzata”, precisa ancora l'UNESCO. I muri a secco, sottolinea l'organizzazione, "svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l'erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l'agricoltura".

Le valli che si celano tra le montagne della provincia di Pordenone sono ricche di prove tangibili di questo patrimonio. In particolare, esiste un percorso denominato "Strada degli Alpini", che comprende due itinerari e permette di godere di un connubio tra natura ed arte muratoria. Il primo itinerario parte da Claut ed offre la possibilità di ripercorrere il sentiero tracciato dagli alpini durante i primi anni del '900 e diventato teatro di violenti scontri durante la prima guerra mondiale. Interessante anche sotto l'aspetto geologico, grazie al recente ritrovamento delle impronte fossili di dinosauro situate nei pressi della Casera Casavento. Il secondo percorso parte da Tramonti di Sopra e risale la Val Silisia interrotta a Selva dall'omonimo lago artificiale che nasconde, sotto le sue acque, vecchi insediamenti umani abbandonati. Oltre il lago emerge il sentiero tracciato dalle Penne Nere durante i primi anni del '900, il quale conduce fino alla Forcella Clautana. 

Il territorio del Parco naturale delle Dolomiti friulane inanella così, nell'arco di pochi anni, il secondo prestigioso riconoscimento da parte dell'UNESCO: il suo territorio è infatti, dal 2009, Patrimonio dell'Umanità insieme a tutte le Dolomiti. 

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