Territori e realtà con cui rimettersi in gioco, contribuire attivamente alla crescita e al futuro di un luogo
Consorzio delle Valli e delle Dolomiti Friulane, UTI e Servizi Sociali uniti per il rilancio del territorio attraverso progetti di agricoltura sociale

06/12/2017 - Una collaborazione per ripopolare la montagna e valorizzarne i luoghi attraverso la partecipazione dei residenti e la condivisione di capacità, risorse e conoscenze personali. In questo articolo vi racconteremo chi è e che cosa fa il Consorzio e perché sono nate le iniziative di agricoltura sociale.

Nelle scorse settimane vi abbiamo parlato di diversi progetti di agricoltura sociale, di giovani che riscoprono antichi mestieri e decidono di lavorare in campo agro-silvo pastorale per rilanciare il proprio territorio e mantenerlo vivo. Ad aiutare e supportare queste realtà nel loro percorso c’è il Consorzio delle Valli e delle Dolomiti Friulane supportato dall’Unione e dai Servizi Sociali. Ma non finisce qui: se turismo e cura del territorio si innestano l’uno sull’altro, ecco che l’innovazione nasce dall’inserimento in questa sinergia dell’inclusione sociale, della salute e prevenzione.

Chi è e perché nasce il Consorzio?

Il Consorzio delle Valli e delle Dolomiti friulane nasce nel 2017 dalla volontà di riorganizzare le risorse produttive del territorio montano e pedemontano in una visione multi-attoriale capace di creare nuovo valore economico e sociale e grazie alla Legge Regionale 26/2005, che ha come finalità primarie quelle di garantire la qualità dello sviluppo sociale ed economico della comunità regionale e qualificare il territorio regionale quale area caratterizzata da un elevato livello di innovazione.

Sulla base di questi obiettivi la Regione promuove una politica volta allo sviluppo e alla promozione dell’attività di ricerca, alla diffusione dell’innovazione e al trasferimento di conoscenze e di competenze, anche tecnologiche, a favore delle imprese, dei centri di ricerca e di innovazione e del sistema del welfare e della pubblica amministrazione. Tra gli interessi principali ci sono, quindi, quelli di incentivare la ricerca, promuovere, sviluppare e diffondere forme sostenibili di agricoltura che tengano conto dei cambiamenti climatici, tecnologici e dell’impatto di tali iniziative sull’ambiente.

Il Consorzio collabora con l’Ambito Distrettuale 6.4 e il Distretto Sanitario per dar vita ad azioni di inclusione socio-lavorativa, finalizzate anche allo sviluppo di un nuovo welfare di comunità in area montana. Il Consorzio è costituito da 21 aziende collocate in un’area che va da Erto a Vito d’Asio e si propone, fra le varie iniziative, la creazione di sistemi commerciali e di vendita che non siano fini a se stessi, ma portino ad uno sviluppo territoriale che passi anche dalla “creazione” di nuovi abitanti della montagna. Fondamentale nelle scelte operative risulta la creazione di legami collaborativi e sistemi di relazione a rete nei quali siano inclusi e coinvolti attivamente, non solo i produttori, ma anche gli stessi residenti, mettendo in gioco capacità, risorse e conoscenze personali.

Perché l’agricoltura sociale?

Con i suoi progetti, in particolare quelli legati al tema dell’agricoltura sociale, il Consorzio ha intrapreso un processo di inclusione socio-lavorativa, che parte da una fase di tirocinio per apprendere l’arte della pastorizia e capire come attraverso di essa si possa giungere allo sviluppo di moduli turistici. Il Consorzio, dialoga quindi con un soggetto sociale per giungere a progetti innovativi di sviluppo e rilancio locale; progettualità che si ricollega ed è presente anche negli indirizzi strategici emersi dall’evento “La Carica dei 101”, tenutosi l’8 aprile, e declinati in proposte e indirizzi strategici nel Piano dell’Unione.

Promuovere la multifunzionalità delle aziende e capire che servizi offrire alla comunità di riferimento, mettendo in secondo piano l’aspetto meramente monetario, è il primo passo in questo percorso di rilancio e tutela del territorio. Diventa essenziale, dunque, come ha ben compreso il Consorzio, dare una formazione non solo personale ai nuovi imprenditori, ma anche insegnar loro come occuparsi al meglio del territorio che li circonda e soddisfare i bisogni della propria comunità per ricreare quel legame collaborativo e senso di unità che c’era un tempo e si è affievolito con la globalizzazione.

È importante promuovere l'agricoltura sociale, quale aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole finalizzato allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo nelle zone rurali o svantaggiate. Per raggiungere quest’obiettivo si è creato un legame collaborativo tra tre attori territoriali (UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane, Consorzio delle Valli e delle Dolomiti Friulane e Servizi Sociali) che vedono nell’identità di un luogo e nelle sue tradizioni un punto forte e da cui ripartire per rilanciarlo. La parte sociale punta anche ad investire in un welfare generativo che spinge le economie autoalimentandosi perché è la stessa comunità a sostiene un’iniziativa sociale. Come ci racconta Alberto Grizzo, presidente del Consorzio, si creano attraverso questi progetti delle “palestre di nuovo civismo”, in cui misurare, sperimentare rapporti e riprendere quegli usi civici che da sempre, insieme al senso di collaborazione, hanno caratterizzato la montagna.

Come formare le persone perché sviluppino una mentalità da economia solidale, diventa a questo punto una domanda centrale.

Nel caso del progetto dedicato a Malga Rest, il Consorzio al momento di decidere come e in quali terreni far transitare il gregge ha deciso di organizzare un evento che celebrasse e coinvolgesse la popolazione. Si è creata così una forma di contatto che ha risvegliato negli abitanti, il senso di comunità e ha costituito allo stesso tempo un’occasione in cui le persone potessero vedere concretamente l’azione e l’utilità del servizio reso alla popolazione, ovvero, lo sfalcio ecologico, la pulizia e la tutela del territorio.

Questo è il compito del progetto, che punta, attraverso un’azione collettiva, alla redistribuzione diffusa dei vantaggi. L’integrazione sociosanitaria è, quindi, essenziale per la costruzione condivisa dei nuovi servizi di prossimità e lo sviluppo economico dei luoghi e delle imprese. Attraverso forme economiche di tipo relazionale, costruite su un sistema di microimprese radicate sul territorio, si possono generare economie sostenibili e anche condizioni di buon welfare.

Quali sono le iniziative del Consorzio realizzate o in fase di sviluppo?

Tra i progetti di spicco rientrano quello della stalla sociale e latteria turnaria, che prevede la costruzione di un sistema di stalle sociali, che vada da Erto a Vito d’Asio, finalizzata principalmente alla manutenzione del territorio; lo sviluppo della cultura e dell’attività malghiva; la connessione tra le malghe attraverso le “Alte vie”; lo sviluppo di nuove forme di energia; il ripristino e la tutela ambientale con mini-greggi di pecore transumanti, in cui l’animale viene visto a 360 gradi (mantenimento del territorio, attrazione turistica e produzione di prodotti agro-alimentari ) e molto altro ancora.

Per ulteriori informazioni sulle attività del Consorzio, sulle iniziative ed i progetti in atto visitate la pagina http://www.consorziovallidolomitifriulane.it/ oppure scrivete una email a info@consorziovallidolomitifriulane.it

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