Pradis continua a scrivere la storia, in un modo o nell'altro
Una preistoria a Pordenonelegge

07/09/2017 - A breve inizierà Pordenonelegge, l’imperdibile festival per tutti gli amanti della letteratura che si tiene ogni anno a Pordenone. E quest’anno siamo particolarmente interessati all'evento, perché vi partecipa anche una storia che viene dalle Valli e Dolomiti Friulane. In realtà molto più che una storia, una preistoria. Che però sfocia nel digitale… Sei confuso? Ci spieghiamo meglio.

I Leoni del Tempo è un progetto editoriale transmediale promosso dall’ERPAC, l’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli-Venezia-Giulia, in cui libro e storytelling digitale si uniscono, vale a dire un po’ racconto illustrato ed un po’ app interattiva scaricabile: insieme a Ruggero, Eleonora e Leonardo, i tre cronoguardiani, viaggeremo nel tempo attraverso i siti archeologici più importanti della regione nel tentativo di salvare il corso degli eventi. C’è da sentirsi un po’ un Indiana Jones di nuova generazione.

Ora ti starai sicuramente chiedendo - che luoghi immersi nella storia e nel mistero si trovano in Friuli-Venezia-Giulia? Probabilmente avrai già pensato ad Aquileia, con la sua basilica e il Museo Archeologico Nazionale. Giustamente. Forse anche a Cividale. Altrettanto corretto, dal momento che anche la città longobarda sarà protagonista di capitoli futuri, come altre sedi di ritrovamenti archeologici. Ma esiste un luogo, ancora più vicino, in cui possiamo visitare gli albori dell’umanità. Lì dove tutto ha inizio.

Le grotte di Pradis.

Nel tentativo di mettersi in salvo, Eleonora e Leonardo viaggiano nel tempo e per caso arrivano a Pradis, alla grotta di Rio Secco. Ma no, non è certo un caso che finiscano proprio qui. L’Università di Ferrara, che ha collaborato alla stesura dei Leoni del Tempo, lavora da anni su questa piccola porzione di territorio, con scavi curati e diretti da Matteo Romandini, responsabile della ricerca come anche del Museo della Grotta di cui è Direttore.

Sono stati portati alla luce reperti di inestimabile importanza per quanto riguarda le testimonianze più recenti dei Neanderthal nell’Italia nord-orientale, datate tra i 50 mila e i 40 mila anni fa. Se ancora non lo sapevi, Clauzetto è oggetto di studi, conferenze, articoli, visite ed interesse non solo da parte di curiosi che vogliono sapere di più sui nostri antenati, ma da professionisti del settore. Ma cosa mai avranno scoperto, sepolto tra terra e sassi all’ombra di una caverna?

Una  falange lavorata a selce proveniente da un’aquila reale (sempre lei, che ci accompagna da un lato all’altro delle Valli e Dolomiti Friulane, scopri di più). Un artiglio decorato insomma, che veniva utilizzato come ornamento, così come noi facciamo con catenine, ciondoli e collane, e che i tre Leoni del tempo troveranno e dovranno rimettere al suo posto, ritornando ancora una volta a Pradis a sistemare il corso del tempo. Ma un artiglio d’aquila decorativo? Detta così, probabilmente non ti risulterà neanche così straordinario. Ora, hai presente un Neanderthal?

Forse quello che hai in mente è simile a un grosso scimmione, più vicino ai nostri parenti scimpanzé che ai Sapiens Sapiens. Non lasciarti trarre in inganno, il ritrovamento è estremamente significativo proprio per sfatare quello che potremmo chiamare un pregiudizio verso il povero Neanderthal: non c’erano finalità alimentari o economiche nell’artiglio d’aquila, si trattava esclusivamente di un ornamento con scopo simbolico. Ecco quindi che quelli che si pensavano degli esseri senza capacità cognitive, limitati ai bisogni elementari di sopravvivenza, in realtà avevano sviluppato concetti astratti, simbolismi e valori complessi (così come viene ricostruito nell'illustrazione di Fabio Fogliazza). Insomma, il tardo Neanderthal uno di noi!  E tutto questo succedeva a Pradis!

Anche geneticamente in realtà, difatti si è dimostrato come Neanderthal e Sapiens non abbiano condiviso solo lo stesso territorio, ma abbiano anche incrociato il loro DNA. E se hai mai pensato – quel tizio è proprio un troglodita – ora sai che è vero per ciascuno di noi, che in ognuno vive un poco di Neanderthal (anche se in alcuni individui potrebbe sembrare più evidente che in altri) e soprattutto che quello che abbiamo sempre considerato un ominide poco evoluto avesse delle abilità e delle conoscenze che lo rendono molto più simile all’uomo moderno. Si è stabilito un ponte tra il comportamento dei Sapiens e dei Neanderthal.  Forse vale anche la pena sapere che nel 2013 quando fu scoperto l’artiglio, esistevano solo altri sei rinvenimenti simili al mondo e ad oggi ne contiamo una dozzina, ragion per cui l’importanza della scoperta non è solo regionale, ma addirittura europea.

Ma cosa spingeva questi gruppi di uomini a ritornare sui loro passi ogni anno ed abitare la grotta di Rio Secco? Sicuramente il riparo costituito dalle cavità carsiche dell’altopiano di Pradis. E poi gli orsi, tanti orsi. Sì, hai capito bene. Infatti la grotta del Rio Secco, grazie ai rinvenimenti di resti di ossa con evidenti segni di macellazione, ha dimostrato come i suoi abitanti si dedicassero alla caccia di orsi bruni ed orsi delle caverne, questi ultimi con esemplari maschi che potevano raggiungere i tre metri di altezza quando eretti sulle zampe posteriori. Impressionante vero? L’orso veniva cacciato nelle fasi di intorpidimento legate al letargo invernale, quando era meno attivo, al fine di liberare la grotta ed appropriarsene come rifugio, ma anche con lo scopo di ottenere carne e pellicce in grandi quantità viste le dimensioni degli esemplari. Ovviamente, per quanto appisolato, un orso resta un orso, e quindi subentrano le conoscenze dei Neanderthal sulle abitudini dell’animale e l’organizzazione strategica nella caccia.

E se si parla di caccia, soprattutto di caccia specializzata, ecco che poco distante nella Grotta del Clusantin trovano riparo cacciatori paleolitici più recenti, se così si può dire visto che abitavano la grotta 14 mila anni fa. In questo sito il 91% delle ossa rinvenute appartengono ad un solo tipo di preda, un roditore che veniva cacciato per la carne e la pelliccia e per cui era stata sviluppata una particolare lavorazione. Un caso singolare, poiché una specializzazione così intensa non si individua facilmente in altri siti d’Europa, tant’è che una delegazione partì da Clauzetto nel 2009 per recarsi a Vassieux en Vercors, cittadina della regione francese del Vercors (350 abitanti ed un Musée de la Préhistoire) proprio per visitare un sito straordinariamente simile per territorio e ritrovamenti all’altopiano di Pradis. Anche se a pagarne il prezzo è la tenera e dolce marmotta, la presenza di cacciatori specializzati è una scoperta invidiabile e straordinaria dal punto di vista archeologico che indica un particolare adattamento dell’uomo alle risorse esterne e la conseguente creazione di utensili specifici, ricavati da selci che però non appartengono alla zona, ma che sono state trasportate per lunghe distanze e ci raccontano una storia di migrazioni.

Non sapevi che le nostre grotte potessero essere così affollate, vero? Così piene di indizi unici e straordinari, come ci insegnano i reperti dell’altopiano di Pradis. L’Associazione Culturale Pradis si adopera per far sì che tutto questo non vada perso, ora che è stato faticosamente riportato alla luce. Se vuoi saperne di più, qui trovi tutto quello che ti serve.

Quindi no, decisamente non è un caso che Ruggero, Eleonora e Leonardo inizino la loro avventura come cronoguardiani proprio qui a Clauzetto: loro sono solo l’ultimo capitolo di una storia che inizia molte, molte, molte migliaia di anni fa.

Ti consigliamo le Archeostorie dei Leoni del tempo: un libro piacevole e ben illustrato. Noi abbiamo apprezzato molto nonostante l’età non più giovanissima (ahimè), e sicuramente piacerà ancora di più alle nuove generazioni. E per continuare l’avventura, eccoti a disposizione il QR Code, con cui puoi scaricarti la seconda parte dell’avventura (quella interattiva) direttamente sul tuo cellulare!

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