Un approccio rispettoso alla montagna e alle sue necessità
Il Consorzio delle Valli e delle Dolomiti Friulane

08/08/2017 - Uno dei temi che più frequentemente emergono quando parliamo del territorio delle Valli e delle Dolomiti Friulane è la carenza di opportunità, lo spopolamento e più in generale la situazione di abbandono delle località montane. Probabilmente su questo siamo tutti d’accordo.

Il calo demografico, dovuto alla mancanza di opportunità lavorative, si traduce in un progressivo stato di incuria dell’ambiente circostante, che si lega a problematiche maggiori, come l’avanzamento del bosco e l’aumento degli insetti nocivi (tra cui le temutissime zecche). A questo circolo vizioso bisogna rispondere con una proposta integrata e comprensiva, ci spiega Alberto Grizzo, presidente del Consorzio Valli e Dolomiti Friulane, avanzando un progetto che si muove con la natura, non contro di essa, e che vede nel territorio un vero e proprio soggetto vivente.

Il Consorzio agro-silvo-pastorale delle Valli e Dolomiti Friulane si è costituito a febbraio di quest’anno, primo consorzio multisettoriale della regione. Vi hanno aderito 21 imprese, e l’accordo è sostenuto da un protocollo d’intesa firmato da 6 Comuni (Protocollo di Intesa per lo sviluppo locale mediante interventi per la valorizzazione turistica, ambientale, produttiva e sociale del territorio dell’area montana dell’UTI delle Valli e delle Dolomiti Friulane). Il Consorzio collabora anche con l’Ambito Distrettuale 6.4 e il Distretto Sanitario, capiremo presto perché.

La volontà che sostiene i soci è quella di legare in una sinergia virtuosa l’elemento economico, la promozione turistica e l’inclusione sociale: non un approccio funzionale al mero rilancio economico e occupazionale, dunque, ma trasversale.  Resta ferma la convinzione che il prodotto locale, oltre alla tipicità, trasmetta il clima relazionale, i saperi, la bellezza dei luoghi, la qualità delle persone che lo hanno creato, insomma il prodotto racconta una storia in capitoli, ognuno dei quali è fondamentale per il lieto fine.

Si parte dal sistema malghivo, con l’obiettivo di rimettere in funzione o rilanciare alcune malghe: Malga Rest a Tramonti di Sopra, Malga Fara (già ripartita come agriturismo) in zona Andreis, la parte alta di Casera Rest (in un progetto condiviso col Club Alpino Italiano), Casera Sopareit in Val Tramontina e Casera Mela a Erto. Quale tipo di agricoltura si è deciso di avviare? Un’eco-agricoltura, che protegge l’ambiente circostante e preserva il paesaggio e, insieme al ripristino del pascolo e la ritrovata presenza dei greggi, produce effetti benefici anche per la cura del patrimonio boschivo e la filiera legno.

Allevamento e pascolo, produzione e ristorazione vanno a integrarsi “naturalmente” nell’elemento turistico, da declinarsi sia nella sua accezione tradizionale, che nelle nuove forme del turismo esperienziale, laddove imparare a sfalciare un prato o mungere una mucca diventano l’attrattiva per il viaggiatore che “acquista” non solo la permanenza e il ristoro, ma anche l’esperienza e i valori del luogo. Potremmo chiederci chi mai vorrebbe venire a fare certi lavoracci, svegliarsi all’alba, spaccarsi la schiena. Crederci o no (e una rapida ricerca online te lo dimostrerà), il turismo esperienziale è un trend in crescita negli ultimi anni, in cui non conta più tanto la destinazione, quanto l’offerta di attività ed esperienze che rendano la permanenza unica. Il Trentino-Alto-Adige, sempre all’avanguardia, ci dimostra come questo tipo di pacchetto non solo funzioni, ma sia gettonatissimo.

Ma non finisce qui: se è chiaro che turismo e cura del territorio si innestano naturalmente l’uno sull’altro, ecco che l’innovazione è costituita dall’inserimento in questa sinergia dell’inclusione sociale e della salute e prevenzione. Qui risulta assolutamente preziosa l’esperienza di Grizzo, che prima di avventurarsi in questa impresa, ha lavorato per anni nella sanità a livello regionale: montagna come luogo di reinserimento per persone svantaggiate, di inclusione di lavoratori diversamente abili con progetti specifici in collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni.

E montagna come salute, nella proposta di percorsi di Forest Bathing e come luogo di cura per determinate patologie. “Come già in altri paesi, tra poco sarà necessario trovare ambienti per la cura delle dipendenze di nuova generazione, come quella da internet. Quale luogo migliore di quello dove non arriva la connessione?” ci spiega Grizzo. “Circondati da un paesaggio meraviglioso, ricco non solo dal punto naturalistico, ma anche culturale ed enogastronomico di qualità": una pacchia, diremmo noi, lanciando lo smartphone dal finestrino della macchina. Già da tempo alcuni individui e sempre più spesso veri e propri gruppi raggiungono le nostre montagne per ritirarsi dalla vita quotidiana, anche solo durante un tempo, e soddisfare quello spontaneo richiamo alla natura dell’uomo.

Anche a livello di gestione dei dipendenti, il Consorzio offre un approccio nuovo: qualora decidessi di rincominciare come pastore, sappi che qui i lavoratori ricevono una parte di stipendio tradizionale e una quota di 1,25 pecore al mese, più 5 pecore bonus alla fine dell’anno. In questo modo, dopo 3 anni ciascun lavoratore possiede un piccolo gregge e può decidere se entrare nel consorzio come impresa autonoma oppure proseguire da solo, o anche uscire dai giochi facendosi riacquistare le pecore dal consorzio stesso. Così facendo si creano figure professionali, che maneggiano un mestiere, e che diventeranno economicamente indipendenti per reinserirsi nel circolo virtuoso per cui il Consorzio delle Valli e Dolomiti Friulane sta lavorando.

Quello che si desidera evitare è il ritorno alla montagna in una semplice ottica di sfruttamento di risorse e di ricerca di un’opportunità di lavoro alternativa alla pianura. Le nostre montagne meritano un approccio progettuale e didattico, inclusivo e integrato che, attraverso la riappropriazione dei suoi luoghi da parte di abitanti e cittadini e non semplici pendolari, porti alla rifondazione di una comunità collaborativa, in marcia verso la salute, il benessere dell’uomo e del paesaggio e la felicità. Tutto si fonde, dall’agricoltura, alla produzione, al turismo, alla salute per autoalimentarsi creando un ecosistema che funziona autonomamente e rida vita alle montagne che, come ci insegna il Consorzio attraverso la sua visione solidaria e sociale, sono parte di noi quanto noi di loro.

Per ulteriori informazioni sulle attività del Consorzio, sulle iniziative ed i progetti in atto visitate la pagina http://www.consorziovallidolomitifriulane.it/

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